#68 Irene

Nuovo Cinema Paradiso (1988)
“I am Sicilian and this film somehow speaks about me: it’s the story of a child who loves cinema, but he leaves Sicily to chase his dreams. It’s something that has always involved me”

“Sono siciliana e questo film in qualche modo parla di me: è la storia di un bambino che ama il cinema, che però lascia la Sicilia per rincorrere i suoi sogni. È soprattutto questo ad avermi sempre coinvolto”

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#67 Roberta

King Arthur: Legend of the Sword (2017)
“I like Charlie Hunnam, the main character, he’s fantastic. This movie has a crazy dynamism, it’s very ironic, I have always seen King Arthur in a very classic way and here he’s different. There is this sword that makes me think that in my previous lives I must have been a knight: I chose this film because I like the battle, the good that emerges over evil, I am a woman who fights and if we were in the Middle Ages I would certainly be a warrior woman!”

King Arthur – Il Potere della Spada (2017)
“Mi piace Charlie Hunnam, il protagonista, lui è fantastico. Il film è di una dinamicità pazzesca, è molto ironico, mentre io ho sempre visto Re Artù in una maniera molto classica. C’è questa spada che mi fa pensare che nelle mie vite precedenti devo esser stata un cavaliere: ho scelto questo film perché mi piace la battaglia, il buono che emerge sul male, sono una donna che combatte e se fossimo nel medioevo sarei sicuramente una donna guerriero”

#66 Mara

Tangos. El exilio de Gardel (1985)
“I’ve seen this movie a lot of times. I feel it mine for how it’s realized, it’s a bit absurd, a bit funny, a little serious, a little… yes, a little Argentinian, for its way of telling the sense of community and union, a theme that moves me and inspires me. This film is about the Argentinians exilied in France and the first time I’ve seen it I was in Paris, at that time I hadn’t been yet in Argentina but I already felt that it was calling me. I don’t know if there is a connection between the film and my departure for Argentina, but it’s nice to think so”

Tangos – L’esilio di Gardel (1985)
“È un film che ho visto un sacco di volte. Lo sento molto mio per come è girato, è un po’ assurdo, un po’ divertente, un po’ serio, un po’… sì, un po’ argentino. Lo è soprattutto nel modo di raccontare il senso di comunità e unione, un tema che mi commuove e mi smuove. Il film parla dell’esilio degli argentini in Francia e la prima volta che l’ho visto ero a Parigi, a quel tempo in Argentina ancora non c’ero stata però già sentivo che mi chiamava. Non so se c’è un legame tra il film e la mia partenza per l’Argentina, però è bello pensarlo”

#65 Vito

It’s a Wonderful Life (1946)
“It’s a film that always makes me cry, it’s a wonderful narrative mechanism. Many years ago I wasn’t a Capra’s fan, I was sent in USA because I was commissioned to write a book about him and I fell in love with Frank Capra. At that time I thought he was a sort of paternalistic fascist, while he’s a director who talks about America’s contradictions. In particular, during this movie I cry when, after the nightmare about never having been born, he returns to real life: it seems a Christian fairy tale for children but it’s a film about America”

La vita è meravigliosa (1946)
“È un film che mi fa piangere sempre, è un meraviglioso meccanismo narrativo. Molti anni fa non ero un fan di Capra, fui mandato in America perché mi fu commissionato un libro su di lui e mi innamorai di Frank Capra, che ai tempi ritenevo un fascistoide paternalista, mentre invece è un regista che parla delle contraddizioni dell’America. In particolare nel film io piango quando, dopo l’incubo di non essere mai nato, si ritorna alla vita: sembra una favola cristiana per bambini invece è un film sull’America”

#64 Aureliano

Modern Times (1936)
“In my best and carefree moments this film really represents me. I see it every time I travel and I cry on the ending, it makes me think about my life. Me too, like Chaplin’s character, feel swallowed up by all the superstructures of the society, by its gears. People often think about material needs, forgetting who they are and how they are, and they become as shown in the opening scene: a flock of sheep. I have often felt caged, I had to be a nurse and then I did other jobs, I had to earn because in the family there were difficult economic situations and nobody could choose his destiny. Even being out of it, however, is scary: Chaplin in the film has the opportunity to go back inside, he tries but when he begins he realizes that he is no longer part of that mechanism, he is a broken gear. But it’s a positive message: it tells us that we aren’t gears, we are human beings. I really like the ending, it almost seems like he tells everyone to go to hell, taking the road with his beloved. I’m living outside Italy since 9 years, sometimes returning because I still don’t feel totally free to leave the society, because I have been part of it for so long. I did my choice to leave everything and go away when I was 28, but then when you have so many freedoms you must also know how to manage them, because you can discover new things about yourself and sometimes they can scare you and make you feel lost”

Tempi Moderni (1936)
“Nei miei momenti migliori e spensierati questo film mi rappresenta come persona. Lo rivedo ogni volta che viaggio e sul finale mi commuovo, mi fa pensare alla mia vita. Anche io come il personaggio di Chaplin mi sento inghiottito da tutte le sovrastrutture della società, dai suoi ingranaggi. Spesso le persone pensano alle necessità materiali, dimenticano chi sono e come sono, e finiscono come mostra la scena iniziale: nel gregge di pecore. Io mi sono spesso sentito ingabbiato, ho dovuto fare l’infermiere e poi altri lavori, dovevo guadagnare perché in famiglia c’erano situazioni economiche difficili e nessuno sceglie il suo destino. Anche stare fuori da ciò però fa paura: Chaplin nel film ha l’opportunità di tornare dentro, per esempio quando gli fanno la lettera di raccomandazione, ci prova ma quando inizia capisce di non far più parte di quel meccanismo, è un ingranaggio rotto. Però è un messaggio positivo: ci dice che non siamo ingranaggi, siamo esseri umani. Il finale mi piace molto, sembra quasi che lui dica a tutti di andare al diavolo, prendendo la strada con la sua amata. Io vivo fuori dall’Italia da 9 anni, ogni tanto ritorno perché ancora non mi sento totalmente libero di uscire dalla società, perché ne ho fatto parte per tanto tempo. La mia scelta di lasciare tutto e andare via è arrivata a 28 anni, però poi quando hai tante libertà devi anche saperle gestire, scopri delle cose nuove di te e talvolta possono spaventarti e farti sentire spaesato”

#63 Annalisa

Marrakech Express (1987)
“A few years ago I lived in a flat in Milan, we lived there in four, but usually we were ten or twenty. We all like this movie and there is this dream about going to Marrakech in four, all together. For me this film is the symbol of friendship combined with travelling: it’s definitely my film”

“Qualche anno fa vivevo in una casa a Milano, eravamo in quattro ma alla fine eravamo sempre in dieci o venti. A tutti piaceva questo film e c’è questo sogno di andare a Marrakech tutti e quattro insieme. Per me questo film è il simbolo dell’amicizia unito al viaggio: è il mio film”

#62 Alessandro

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)
“I consider Gian Maria Volonté the best Italian actor ever. I like these intricate and intriguing films and there is a line from the movie that I always repeat when someone can’t do something: “You’re not a horse!”, as the protagonist repeats during an interrogation”

“Considero Gian Maria Volonté il miglior attore italiano di sempre. Mi piacciono questi film intricati e intriganti e c’è una frase del film che ripeto sempre quando qualcuno non riesce a fare qualcosa: “Non sei un cavallo!”, che il protagonista usa durante un interrogatorio”